Questi due brani sono narrazioni originali ambientate in un borgo medievale immaginario. Non sono testimonianze storiche. Voce del guardiano: «La campana della sera era già suonata quando vidi una ragazza correre verso la porta. Teneva un cesto sotto il mantello e guardava il cielo. Le chiesi di fermarsi: prima di lasciarla entrare dovevo sapere che cosa portasse. Lei alzò il mantello, ma io vedevo soltanto un panno bagnato sopra il cesto. Non volevo far aspettare chi era dietro di lei». Voce della ragazza: «Avevo raccolto i pani per il fornaio e li coprivo dalla pioggia. La campana mi fece correre, anche se sapevo che dopo il suono la porta sarebbe rimasta aperta per un po'. Quando il guardiano mi fermò, pensai che avesse già deciso di mandarmi via. Alzai il mantello. Lui mi chiese di togliere anche il panno; allora gli mostrai i pani e mi lasciò passare. Non mi ero accorta della fila dietro di me». La sera, il guardiano racconta l'episodio a un apprendista: dice che la ragazza aveva bisogno di una domanda più precisa, non di una voce più forte. La ragazza, arrivata al forno, racconta invece che avrebbe potuto spiegare subito il contenuto del cesto. I due non attribuiscono lo stesso significato al primo arresto, ma le azioni raccontate possono stare nella stessa sequenza. Un narratore che unisse le due voci potrebbe mostrare al lettore ciò che ciascuno ignorava: il guardiano non vedeva i pani; la ragazza non aveva notato la fila. Per scrivere quel racconto servirebbe mantenere separati il sospetto della ragazza, il compito del guardiano e il gesto che chiarisce l'equivoco. Il mantello bagnato da solo non racconta tutto.