Un catalogo non è soltanto un elenco di oggetti: è un insieme di informazioni scelto per ritrovarli. Nel caso inventato del laboratorio di storia, una classe deve catalogare trenta oggetti usati per una mostra. Non sono reperti antichi: sono copie costruite dagli alunni e materiali di uso quotidiano. Questa distinzione compare nella descrizione di ogni pezzo, perché una scatola dipinta non diventi, per chi legge, un contenitore ritrovato in uno scavo. La prima lista contiene soltanto nomi come «vaso», «scatola», «moneta». Quando due compagni cercano una scatola, trovano quattro oggetti con quel nome. Aggiungere una descrizione del colore li aiuta, ma due scatole sono entrambe rosse. Il gruppo decide allora di assegnare a ciascun pezzo un codice diverso e di scrivere quel codice anche sull'etichetta. Il codice collega scheda e oggetto senza dipendere da un nome generico. Nella scheda si annotano inoltre materiale, autore della copia e scaffale. «Vicino alla finestra» sembra una posizione comoda da ricordare, ma diventa ambigua quando il tavolo viene spostato. La classe divide invece lo scaffale in ripiani numerati e registra il ripiano occupato. Se un oggetto cambia posto, la scheda deve registrare il nuovo posto: una posizione precisa ma vecchia non consente di trovarlo. Per provare il sistema, un alunno che non ha partecipato al riordino riceve due schede e cerca gli oggetti corrispondenti. Se ne trova uno sbagliato, il gruppo controlla la scheda e l'etichetta, senza attribuire subito l'errore a chi cerca. Il catalogo viene migliorato in base all'uso: quantità di campi, chiarezza e aggiornamento rispondono insieme a uno scopo pratico.