Dal corridoio del primo piano, Elisa vedeva il giardino della nonna come un disegno diviso in strisce. La siepe sembrava un tratto scuro, il vialetto una riga chiara, i vasi una fila di punti. Il vetro rifletteva una lampada accesa alle sue spalle: una macchia luminosa restava sospesa sopra il ciliegio, anche quando il vento muoveva le foglie. Elisa pensava che quel giardino avesse bisogno di un po' di disordine. Scese per portare alla nonna una tazza. Il vialetto, guardato da vicino, non era affatto una riga: tra le pietre spuntavano erbe sottili e una radice ne aveva sollevata una. I vasi che dall'alto parevano uguali contenevano piante diverse; uno era vuoto e serviva a raccogliere i piccoli attrezzi. Una formica girò attorno alla sua scarpa. La luce sul ciliegio era scomparsa. «Ti sembra ancora troppo preciso?» chiese la nonna, che aveva ascoltato il suo commento nel corridoio. Elisa guardò la siepe: da quel lato si apriva uno spazio basso, abbastanza largo per un gatto. Non era visibile dalla finestra. «Mi sembrava di averlo già visto tutto», rispose. La nonna non aggiunse una spiegazione. Le indicò soltanto dove posare la tazza, lontano dal vaso degli attrezzi. Tornata al piano di sopra, Elisa aprì la finestra. Il giardino conservava le sue strisce, ma ora lei riconosceva nella fila dei vasi quello vuoto. Un odore di terra arrivava dal basso. Prima di disegnare, spense la lampada del corridoio. Il ciliegio perse la macchia luminosa e acquistò un ramo: non era cresciuto in pochi minuti, era lei che finalmente riusciva a distinguerlo.