Alla prima prova della commedia, Beatrice sistemò una sedia sul bordo del palco. Era il posto del capostazione, il personaggio che lei avrebbe interpretato. Matteo, incaricato delle scene, la spostò verso il centro. «Da qui ti vedono anche quelli nelle ultime file», disse. Beatrice la riportò al margine: «Ma il capostazione aspetta un treno. Non deve sembrare che aspetti il pubblico». Matteo lasciò cadere il metro sulla sedia e uscì a cercare un fondale. La regista, un'insegnante della scuola, non risolse subito la discussione. Chiese a tre compagni di sedersi in punti diversi della sala e agli altri di provare la scena due volte. Dal centro si vedeva bene il viso di Beatrice; dal margine qualcuno perdeva il suo gesto quando sollevava il biglietto. In entrambe le prove Beatrice guardava verso la quinta, come se lì dovessero apparire i binari. Quel gesto rendeva comprensibile l'attesa anche senza un treno dipinto. Matteo tornò con il fondale arrotolato. Appena seppe del gesto, propose di spostare la sedia un poco verso il centro, tenendo però il suo schienale rivolto alla quinta. Beatrice provò. Il biglietto era visibile e il suo sguardo continuava a cercare qualcosa oltre il palco. Nessuno aveva ottenuto la disposizione iniziale, ma entrambi riconobbero nella nuova scena una parte della propria idea. Alla fine Matteo riprese il metro. «Per fortuna il treno non ha bisogno di arrivare», disse. Beatrice gli porse il biglietto di cartone: «Ma qualcuno deve preparargli lo spazio». Lui lo appoggiò sulla sedia, senza spostarla. L'insegnante annotò la posizione scelta; la classe avrebbe potuto ritrovarla alla prova successiva, senza ricominciare la discussione da capo.