Il molo era una frase lasciata a metà: partiva dal paese e finiva sull'acqua, senza un punto che la chiudesse. Così lo vedeva Ada quando tornava al porto d'inverno. I passi sui tavoloni avevano un suono breve; negli spazi fra un passo e l'altro entravano il vento e le corde contro gli alberi delle barche. D'estate non si accorgeva di quegli intervalli. Le voci dei visitatori li riempivano prima che potesse ascoltarli. Quel pomeriggio il padre camminava qualche metro davanti a lei. Si fermò presso l'ultima bitta e guardò verso il traghetto che non era ancora arrivato. Ada conosceva l'orario, ma non glielo ricordò. Il giorno dopo il padre sarebbe partito per un lavoro di alcuni mesi; adesso aspettavano soltanto il pacco che una parente aveva spedito con il traghetto. Due attese diverse stavano sullo stesso tratto di legno, e nessuno dei due le nominava. Ada raggiunse il padre e gli passò la sciarpa che lui aveva lasciato in casa. «Non è poi così lontano», disse lui, indicando il traghetto comparso all'imboccatura. Ada non capì se parlasse della nave o del posto in cui avrebbe lavorato. Preferì non scegliere. Guardò il filo bianco della scia allargarsi dietro la poppa. Le sembrò una riga che il mare cancellava piano, mentre il molo rimaneva fermo sotto le loro scarpe. Quando il pacco fu consegnato, tornarono verso il paese portandolo in due. Il padre prese il lato più pesante; Ada rallentò per camminare al suo passo. Il molo non aveva acquistato un punto finale e la partenza del giorno dopo non era stata annullata. Ma il pacco fra loro offriva un gesto preciso dove prima c'era soltanto un'attesa difficile da dire. Ada ricordò il ritmo dei passi: non era diventato uguale, eppure ora riusciva a seguirlo.