Nel paese di Nubi Corte il ponte spariva ogni lunedì. Non cadeva nel fiume: si piegava come un fazzoletto e finiva nella tasca del custode. Per passare dall'altra parte bisognava raccontargli qualcosa che non conosceva. Il custode amava le storie, ma quel giorno Mara aveva fretta: suo fratello la aspettava al mulino con un sacco troppo pesante da portare da solo. Mara raccontò di un drago che cucinava la minestra. Il custode sorrise: aveva sentito quella storia da lei la settimana prima. La ragazza provò con un castello di ghiaccio; anche quello era già comparso nei suoi racconti. Intanto dalla riva opposta suo fratello agitava un cappello. Mara sentì le parole farsi piccole. Si sedette vicino al custode e disse che, la sera precedente, aveva finto di non sentire suo fratello per continuare a giocare. Adesso voleva aiutarlo, ma temeva che lui fosse ancora offeso. Non c'erano draghi né castelli. Il custode smise di sorridere e ascoltò fino alla fine. Quella storia, disse, non la conosceva. Aprì la tasca: il ponte si distese tra le rive. Mara raggiunse il mulino. Suo fratello non le chiese una scusa lunga: le indicò un lato del sacco. Mentre lo sollevavano insieme, Mara capì che raccontare qualcosa di nuovo non significava inventare qualcosa di enorme. Tornando a casa, guardò il ponte: stavolta le sembrava più largo, anche se le sue assi erano rimaste le stesse.