Sabato mattina avevo promesso a mia cugina Lea un campeggio sul balcone. Non avremmo acceso fuochi: bastavano una coperta, due torce e la tenda che il nonno ci aveva prestato. Quando aprii la sacca, trovai i teli e i picchetti, ma nessun bastone. «Possiamo tenerla su con le braccia», propose Lea. Dopo pochi minuti ci facevano male le spalle e la tenda sembrava una camicia vuota. Ero arrabbiato con il nonno. Avevo già immaginato il campeggio e mi pareva che avesse dimenticato proprio la cosa più importante. Lea invece frugava nella sacca. Aprì una tasca stretta che io non avevo notato e ne tirò fuori alcuni pezzi corti, uniti da un cordino. Li avvicinò: diventarono due bastoni lunghi. Prima di montarli, chiamammo il nonno. Ci spiegò come incrociarli senza piegarli troppo e ci chiese di rientrare se il vento fosse aumentato. Poco dopo, dentro la tenda, Lea disse: «La prossima volta guarda anche le tasche». Non risposi subito. Sentivo il telo muoversi e il rumore dei piatti dalla cucina. Il campeggio era piccolo, ma finalmente era cominciato. La sera scrissi sul diario: «Il nonno aveva preparato tutto male». Poi cancellai la frase. Non sapevo come avesse sistemato il resto, ma i bastoni c'erano. Scrissi invece che la mia fretta mi aveva fatto chiudere la ricerca troppo presto. Sotto aggiunsi: «Lea ha trovato una tasca; io ho trovato una frase da cambiare».