Perché un plastico può aiutare a leggere una piazza? Un modello piccolo permette di osservare insieme edifici che, camminando, vediamo uno alla volta. Non contiene però ogni particolare del luogo. Nel caso inventato della piazza del Melo, la classe quinta costruisce un plastico con scatole di cartone e sceglie di rappresentare soltanto il municipio, la fontana e due portici. All'inizio gli alunni mettono tutte le scatole della stessa altezza. Una fotografia mostra invece che il municipio è più alto dei portici. La classe modifica quella scatola, ma lascia fuori balconi e finestre: la domanda da studiare riguarda gli spazi aperti, non le facciate. Un modello utile non è dunque quello con più decorazioni, ma quello che conserva i dettagli necessari alla domanda. Gli alunni illuminano il plastico con una lampada. Spostando la luce, l'ombra del municipio arriva prima sulla fontana e poi sul portico. Sul quaderno annotano dove hanno messo la lampada in ciascuna prova. Quando una compagna vuole scrivere «La fontana resta in ombra tutto il pomeriggio», il gruppo si ferma: la lampada non era stata collegata agli orari reali del sole. Il plastico ha mostrato una possibilità: la posizione della luce cambia quali zone sono in ombra. Per descrivere la piazza a un'ora precisa servirebbe anche un controllo sul posto. La classe conserva il modello e corregge la conclusione. Il lavoro non è inutile perché incompleto: serve a scegliere meglio la domanda successiva.