Nel verbale della riunione scrissi che la classe aveva scelto il venerdì per presentare i lavori. Avevo contato dodici mani alzate, più di quelle per il giovedì, e mi sembrava una frase precisa. In corridoio, dopo la campanella, Nora mi domandò se nel verbale avessi ricordato il suo laboratorio del venerdì. Le risposi che il risultato della votazione era lì e che non potevo modificarlo per una difficoltà personale. Nora non mi chiese di cambiare il giorno. Disse che durante la riunione aveva proposto di presentare il suo lavoro attraverso una registrazione e che nessuno aveva risposto. Io ricordavo quella proposta, ma l'avevo lasciata fuori: il foglio che usavo aveva due caselle, data scelta e voti. Le promisi di rileggere gli appunti prima di consegnare il verbale alla docente. Sul quaderno trovai la proposta di Nora fra due interventi sugli orari del laboratorio. Poco più sotto avevo annotato che il gruppo addetto al proiettore sarebbe arrivato dopo l'inizio delle presentazioni. Il venerdì era stato votato, ma non avevamo discusso quando mostrare una registrazione. Per aggiungerlo al verbale avrei dovuto distinguere la decisione presa da una richiesta rimasta senza risposta. Consegnai il verbale con due righe in più: una riportava la proposta, l'altra la necessità di stabilire un momento per discuterla. Non cambiai il conteggio delle mani né scrissi che la registrazione fosse stata approvata. Quando incontrai Nora le feci leggere il foglio; lei cerchiò la parola discutere e mi restituì la penna. Avevo registrato una maggioranza; ora il verbale mostrava anche dove la riunione si era fermata.