La biblioteca del quartiere valuta un'apertura serale per tre mesi. Un gruppo di studenti la sostiene: chi finisce tardi le lezioni avrebbe un luogo tranquillo per studiare. Per ora il registro degli ingressi riguarda soltanto l'orario fino alle sei. Mostra molte presenze nel pomeriggio, ma non permette di contare chi entrerebbe più tardi. Il comitato dovrebbe usare quel dato per descrivere il servizio attuale, senza trasformarlo in una previsione già misurata. Una residente obietta che l'apertura sposterebbe il rumore sotto le finestre. Il gruppo risponde inizialmente che leggere è un'attività silenziosa. La residente precisa che il problema è l'uscita in strada, non ciò che accade nella sala. Il suo appartamento affaccia sull'ingresso. Gli studenti riconoscono allora che la risposta non aveva affrontato l'obiezione: una sala quieta non rende quieto il percorso per arrivarci o lasciarla. La proposta viene modificata. Durante il periodo di prova si registrerebbero gli ingressi serali e le segnalazioni legate all'uscita; un addetto inviterebbe a lasciare il luogo senza sostare davanti alle finestre. Il comitato dovrebbe discutere i risultati prima di rinnovare l'orario. Una studentessa propone di chiedere un parere soltanto a chi entra. Un compagno replica che la valutazione perderebbe così l'esperienza di chi subisce gli effetti senza usare il servizio. Il sostegno all'apertura rimane, ma diventa condizionato. Un numero elevato di utenti mostrerebbe utilità, non cancellerebbe le segnalazioni fondate; poche segnalazioni non proverebbero da sole che l'orario serva a qualcuno. Il comitato deve decidere in anticipo quali dati raccogliere e chi potrà discuterli. Una prova senza una decisione successiva sarebbe soltanto un modo di dare un nome prudente a una scelta già presa.