Il laboratorio editoriale di una biblioteca conserva quattro quaderni contenenti lo stesso racconto anonimo, inventato per questa attività. A, B e C riportano «il ponte coperto di rame»; D reca «il ponte coperto di rami». Nel racconto il protagonista attraversa un ponte dopo una piena e trova dei detriti fra le assi. Nessuna frase descrive lavori metallici. Chi prepara l'edizione deve scegliere che cosa stampare, ma il conteggio delle copie non risolve la scelta. Una nota di B dichiara che il testo è stato trascritto da A. C riproduce la pagina di B, compresa una macchia che interrompe una parola al margine. I tre quaderni non rappresentano dunque tre osservazioni separate della lezione «rame». D appartiene a un'altra linea di trasmissione; non si conosce il suo modello. È più recente di A. La sua data, tuttavia, non dice da sola quanto sia recente la forma di testo che trasmette. Il curatore sceglie «rami», perché la variante si accorda con i detriti e perché i tre testimoni concordi dipendono fra loro. Nell'apparato annota la lettura «rame» e le relazioni accertate tra A, B e C. Non ricostruisce il quaderno perduto da cui deriverebbe D: quel passaggio resta ignoto. La scelta combina una valutazione del contesto con una valutazione delle copie; nessuna delle due viene presentata come un accesso diretto alla volontà dell'autore. Prima di stampare, una collega scopre che una pagina di D è stata sostituita in un restauro. Non riguarda il ponte, ma invita a controllare se anche la pagina interessata presenti interventi. Il curatore sospende la stampa per verificarla. La verifica potrebbe confermare la scelta o renderla meno affidabile. Un'edizione motivata non perde valore per aver conservato la traccia delle alternative: proprio quella traccia consente di riaprire il ragionamento quando arriva un indizio nuovo.