Un'associazione propone di aprire i cortili scolastici il sabato. Porta l'esempio di una scuola dove l'apertura ha funzionato: attività sportive regolari e pochi danni agli spazi. Nella scuola citata sono presenti due educatori e il materiale viene ritirato a fine giornata. L'esempio mostra che un'apertura può funzionare in quelle condizioni. Il portavoce, però, ne ricava una proposta per altri cortili senza indicare chi curerebbe il materiale. Un comitato contrario cita un cortile dove, dopo alcuni sabati, le attività erano state sospese. Il custode era assente e un gruppo aveva occupato lo spazio senza prenotarlo. Il comitato conclude che l'apertura sia da abbandonare. I due casi sembrano rispondersi: un successo contro un insuccesso. In realtà, entrambi riportano condizioni che dovrebbero entrare nella discussione. Scambiarli come se fossero prove della stessa esperienza nasconde ciò che potrebbe spiegare la differenza. La proposta rivista prevede una sperimentazione in un solo cortile, con responsabili presenti, prenotazioni accessibili e un inventario del materiale. Si raccoglierebbero dati sull'uso, sulle spese e sulle difficoltà, per decidere se continuare. Un costo sostenibile e una buona affluenza non risolverebbero da soli il problema di chi resta escluso dalle prenotazioni; anche quel criterio viene perciò dichiarato. Il successo della prima scuola serve a suggerire condizioni da verificare, non a certificare un esito futuro. Resta una domanda politica: quanto spazio e quante risorse dedicare all'iniziativa rispetto ad altri servizi? La prova può informare questa decisione, non sostituirla con una cifra. La forza di un esempio sta anche nelle domande che rende formulabili. Nel confronto, chi difende la proposta deve spiegare a quali condizioni la considera utile e quali risultati lo indurrebbero a modificarla. Chi la critica deve confrontarsi con la versione rivista, invece di limitarsi a ripetere l'insuccesso del cortile senza custode.